mostra
Volti di un altro mondo: Li Huomini di Tartano nel giugno 1696
Sondrio | dal 16 marzo al 28 aprile | Galleria del Credito Valtellinese | Piazza Quadrivio, 8 |
da martedì a venerdì 9.00/12.00 - 15.00/18.00 il sabato dalle ore 9.00 alle ore 12.00

La storia della Alpi, per la gran parte, è intessuta dalla storia della vita quotidiana dei contadini-pastori che hanno dissodato e abitato i versanti inospitali, sfidando valanghe, alluvioni, frane e le difficoltà dell’altitudine. Di questa storia si è scritto poco e il “silenzio dei documenti” ha coperto migliaia di vite nell’oblìo. Il segno dell’uomo è rimasto prevalentemente nel paesaggio, una immensa cattedrale costituita dai terrazzamenti, dalle architetture rurali, in legno e in pietra, dai pascoli e dai prati, dai sentieri, dalle chiese e dalle edicole votive. Fino a pochi decenni or sono questa cattedrale era pressoché intatta e lasciava trasparire la densità di un
significato della vita, l’eco del succedersi delle generazioni.


Di tutto questo mondo restano ormai poche e preziose tracce, eppure può capitare qualche caso fortunato. E’ quello che vuole evidenziare la mostra “Volti di un altro mondo” e il libro edito dalla Cooperativa editoriale Quaderni Valtellinesi ad essa collegato.
Da una cartella di un archivio può spuntare alle volte, una scintilla che illumina il passato. La scoperta di un documento finora sconosciuto, un inedito stato delle anime, è all’origine di questa mostra. Questo documento, comparso improvvisamente, come una bottiglia gettata nelle onde e poi riportata dopo anni sulla spiaggia, è un vero e proprio history gate, una porta che fa riapparire dal silenzio l’esistenza di centinaia di persone di cui non sapevamo più nulla, che erano scomparse per sempre dalla memoria collettiva. Questa mostra sondriese intende quindi ricostruire la situazione di queste alte valli alla fine del Seicento. Il tentativo dell’architetto Dario Benetti, autore e curatore della mostra, è quello di passare attraverso la porta che questo documento ha, imprevedibilmente, aperto. C’era un solo modo per farlo: utilizzare l’immaginazione e il disegno e ricostruire i volti di uomini, donne e bambini, nell’attimo in cui incontrarono il loro parroco. Solo il volto, infatti, ci permette di capire l’irripetibilità dell’uomo, in ogni condizione esso sia, il suo desiderio di infinito, le sue aspirazioni e le sue necessità. Così, dopo un lungo lavoro fatto di 510 disegni in seppia, 85 schemi familiari e circa 100 pannelli illustrativi, sono le immagini e i documenti ad accompagnarci in questo viaggio tra la storia e la poesia, facendoci incontrare, una ad una, tutte le persone intente nella propria attività quotidiana, le famiglie e le stirpi che vivevano tra la neve per almeno 5 mesi l’anno, in un mondo completamente diverso dal nostro. Appunto, un altro mondo. Possiamo così rifare oggi lo stesso lungo viaggio che, la mattina del 1° giugno 1696, il parroco di Ta rtano, don Giovan Pietro Ligari, omonimo e zio del più famoso pittore, percorse tra i prati della Val Lunga e Val Corta. In grandi casali sui dossi, per proteggersi dalle valanghe e dalle alluvioni, vivevano famiglie allargate (anche di 18-20 individui) con un capo famiglia e anche tre nuclei sposati con figli. Il 50% della popolazione aveva tra 0 e 20 anni e solo il 18% superava i 50. In pratica il contrario di quanto avviene ora. Gli alpeggi e i boschi erano la risorsa principale, scarsa la segale, qualche verdura e le molte granaglie (panico, dumega, miglio), mentre le patate dovevano ancora iniziare ad essere coltivate (iniziarono a diffondersi solo un secolo più tardi, nei primi anni dell’800): solo la solidarietà e la fede cristiana rendevano possibile la vita tra i 1.200 e i 1.500 metri di questi difficili versanti.

Locandina

 

 

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