raffaele cavadini 2021

mostra Antonia (Neto) Campi Appunti di viaggio a cura di Mariateresa Chirico
Morbegno | "Galleria dello Studio" piazza III Novembre n. 19 | lunedì>venerdì | 9.30>12.00 15.30>18.30 | sabato mattina 9.30>12.00

“Signora della ceramica” si può a buon diritto definire Antonia (Neto) Campi (Sondrio, 1921-Chiavari, 2019), capace di una progettazione estrosa, originale e innovativa ma anche profondamente rigorosa, consapevole delle esigenze tecniche, esperta dei cicli produttivi, manager anche in tempi difficili per la realtà economica del Paese.
Forse le origini valtellinesi le hanno instillato forza, determinazione, una certa rudezza, una scorza che celava, però, un animo profondamente sensibile, grande disponibilità, perfino una certa tenerezza.

All’Accademia di Brera segue in particolare i corsi di Francesco Messina e la dimensione scultorea sarà la cifra caratterizzante la sua opera; quindi Neto, come è sempre stata chiamata, vuol mettere “le mani in pasta” e si fa assumere come operaia dalla S.C.I. (Società Ceramica Italiana) di Laveno nel 1947. L’allora direttore artistico, Guido Andloviz, comprende subito le doti della giovane alla quale dà carta bianca, permettendole di sperimentare in piena libertà nel suo studio-laboratorio vista lago. In un decennio Neto disegna alcune centinaia di oggetti tra Articoli fantasia, Serie limitate e Pezzi unici facendo uso della terraglia, il medium privilegiato cui si affiancano esperimenti e ricerche anche con la porcellana che, però, “la faceva disperare”, come spesso ricordava. Innovativa nelle forme, irregolari, asimmetriche, spesso “bucate”, che risentono delle coeve ricerche artistiche in testa l’opera di Henri Moore, ama il colore, una cromia accesa, vivace, spesso a contrasto. Le sue proposte, che hanno reinterpretato il quotidiano, sono davvero dirompenti e molti suoi pezzi diventano vere e proprie icone come il celeberrimo portaombrelli Spaziale (1949).

Stanca di vedere copiate le sue creazioni, dal 1957 si dedica alla progettazione di sanitari e a lei si deve un completo rinnovamento dell’ambiente bagno. Un esempio per tutte la vasca Tinoccia (1976-1977). Dal 1962 Neto diventa art director della S.C.I. e fino al 1978, quando decide di lavorare come libero professionista, resta alla dirigenza, nonostante i cambi societari e le successive fusioni con la Richard Ginori prima e con la Pozzi poi.

Presente alla IX Triennale di Milano del 1951 con il grande fregio Landscape (cm 370 di lunghezza per cm 150 di altezza) posto in cima allo scalone d’onore sotto il famosissimo nastro luminoso appeso al soffitto di Lucio Fontana, è inserita nella collezione di design del MOMA di New York con un insolito progetto di forbici e un trinciapollo, premiati nel 1956 con il Compasso d’Oro, prestigioso riconoscimento che, alla carriera, le è attribuito nel 2011.

I disegni qui presentati, appunti di viaggio e di vacanza, sono le pagine di una sorta di diario privato. Delineati spesso con pochi, efficaci tratti, fissano uno scorcio, un dettaglio, trasmettono l’emozione di fronte a un paesaggio, un monumento o anche solo un particolare che ha attirato l’attenzione di Antonia Campi.
Mariateresa Chirico

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