Ordine degli Architetti Pianificatori Pesaggisti e Conservatori della Provincia di Sondrio

mostra Antonella Ravagli La magia dell'impurezza a cura di Mariateresa Chirico
Morbegno | "Galleria dello Studio" piazza III Novembre n. 19 | lunedì>venerdì | 9.30>12.00 15.30>18.30 | sabato mattina 9.30>12.00

Un destino, quello di Antonella Ravagli, segnato dalle origini faentine che l’ha spinta a studiare all'Istituto Statale d'Arte per la Ceramica Gaetano Ballardini e poi all'Accademia di Belle Arti di Bologna, dove si diploma  nel 1986, e a trovare nella ceramica il mezzo per esprimere il suo particolare sentire.
La terra o meglio “le” terre sono la materia usata da Antonella. Una materia scabra, grezza, in grado di comunicare forti emozioni. Non argilla già pronta all’uso, bensì terra che l’artista prepara, così da poter seguire le varie fasi del processo produttivo, utilizzando macchinari ormai in disuso. Mulini per macinare diversi materiali – cocci di vetro in testa, ma anche polveri provenienti da cantieri -, tutti riciclati - una scelta attenta alla sostenibilità e al tema del riuso non dettata da mode, ma espressione di una sensibilità presente fin dagli inizi del suo operare - che vengono mescolati nell'impastatrice con argille dismesse da laboratori. Ne nasce una mescola da tirare in lastre, che vanno a prendere forma in stampi. La cottura nel forno del suo laboratorio conclude un processo dall’esito inatteso, sorprendente sempre, imprevedibile. L'artista stessa ignora esattamente il risultato finale, ma lo affida ad una certa casualità: l'unione dei materiali, le diverse tensioni, le differenti reazioni al calore sono varianti che ogni volta danno vita a una creazione del tutto unica e originale.
La ricerca sui materiali, che vede anche la colatura di vetro fuso sulla ceramica o l'impiego della pittura a olio cui sono sovrapposte le forme in terracotta, è elemento caratterizzante l'opera di Antonella Ravagli che spesso accoppia la terracotta al ferro, in un ossimoro di forte tensione emotiva.


Non meno interessante il linguaggio dei suoi lavori, in cui lettere e segni acquistano forte valenza significante e rimandano a un codice fatto di forme - linee e curve - più o meno profondamente incise; scrittura come immagine, forse debitrice delle culture orientali, certamente oggetto di riflessione fin dalla frequentazione del Corso di Pittura di Concetto Pozzati e dalla tesi sull’”Artescrittura”, anticipatrice di molta sua produzione in cui immagine e scrittura, appunto, si legano in un dialogo ricco di suggestioni. Attenzione al mondo della parola in cui si inseriscono anche i centoquaranta libri-oggetti del 1993, tutti pezzi unici,  intitolati Pagine, esposti  alla Biennale Internazionale della Ceramica di Faenza e, l'anno successivo, all'Artefiera di Bologna  e al Museo Pecci di  Prato. Tema ripreso anche in seguito con la collezione di “libri” realizzata a quattro mani con Antonia Campi e firmati Antò, espressione del felice dialogo tra le due ceramiste, della loro creatività e della loro sapienza tecnica.  Al 2011, infatti, risale, l'avvio della collaborazione con l'artista e designer di origini valtellinesi, in occasione del concorso, indetto dalla Camera dei Deputati per celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, per la realizzazione del grande pannello ceramico Italia nei secoli, insignito della Menzione d'Onore. 
Mariateresa Chirico

Locandina

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